Storiella 1.4.4 bimbi
È una bella mattina di mezza estate. Il sole fa capolino su un limpido cielo blu, stiracchiandosi felice e senza preoccuparsi troppo di cosa accade sulla terra.
Anche Marco, un bambino di 10 anni, e Cipotta, l’ambulanza, si stanno risvegliando lentamente pronti ad affrontare una nuova giornata. Marco è felice perché non ancora ben sveglio che già gli sta frullando un’idea per la testa.
– Che bella giornata! Ideale per andare a fare un giretto in bici con i miei migliori amici. – esclama tutto felice.
Dopo essersi stiracchiato, alzato, lavato e spazzolato per benino, Marco si ricarica di forza ed energia con una sana colazione.
Prima di uscire saluta la mamma e le dice di stare tranquilla, di non preoccuparsi perché sarà di ritorno per pranzo e cercherà di stare lontano dai guai.
Sistematosi il nuovo fiammeggiante casco rosso in testa, monta in sella alla sua provata mountain bike e parte fischiettando. La mamma dalla finestra lo saluta e in cuor suo spera che non combini una sua solita marachella ma soprattutto che non si faccia male.
Marco arriva a casa del suo miglior amico, detto il Giotto perché ha un tocco magico in tutto quello che fa. Ad attenderlo ci sono però anche altri suoi compagni di giochi: lo Spillo, così chiamato perché magro come uno spillo, il Ciliegino perché ha un nasino rosso come una ciliegia e il Mitico Maciste perché ha coraggio da vendere in tutte le situazioni, anche quelle più pericolose.
Dopo aver giocato e bisticciato un po’, Marco propone l’idea che ha avuto al mattino prima di alzarsi dal letto.
– Ragazzi, che ne dite se andiamo a farci una bella pedalata fino al Sass de la Strega – Da veri amici inseparabili e sempre pronti ad affrontare in bella compagnia qualsiasi sfida Giotto, Spillo, Ciliegino e il Mitico Maciste accettano la proposta di Marco. Salgono sulle loro bici e iniziano a pedalare verso la loro destinazione.
Dopo una lunga e faticosa pedalata arrivano finalmente in cima al Motto Bartolo. Sono passate alcune ore ed è già tarda mattina. La temperatura dell’aria si è fatta calda e afosa perché il sole è ormai già alto nel cielo.
Marco e i suoi amici sono un po’ stanchi e, sentendo i morsi della fame allo stomaco, decidono di far ritorno a casa anche perché i loro genitori potrebbero impensierirsi… e poi chi li sente?
Decidono quindi di tornare, ma facendo una gara: il primo che arriva sarà nominato capo del gruppo per tutto il resto della giornata e potrà decidere che giochi fare e in quali altri mondi sconosciuti avventurarsi.
Quello che non sanno però è che dietro l’angolo ad attenderli c’è una brutta sorpresa, preparata loro dall’elfo degli imprevisti che quella mattina si è alzato con il piede sbagliato.
Pronti e via… pedala, sbuf… sbuf, pedala, pedala… sbuf, sbuf. In men che si dica sono tornati tutti in paese, appena in tempo per sentire i rintocchi delle campane che battono mezzogiorno. Appoggiati alle loro bici per riprendere fiato Giotto, Spillo, Ciliegino e il Mitico Maciste… si accorgono che Marco non è con loro.
– Hai visto Marco? – chiede Giotto.
– Ma non era davanti a te? – gli fa eco Spillo.
– Ma dove si sarà cacciato? Il solito guastafeste – sospira Ciliegino.
– Non gli sarà mica successo qualcosa? – dice preoccupato Mitico Maciste.
Tante domande sospese in aria senza una risposta. Preoccupazione, sentimenti di agitazione e nervosismo prendono il sopravvento tanto da spingere i ragazzi a tornare indietro per vedere che fine ha fatto il loro amico e compagno di avventure.
Tornano quindi suoi loro passi e non molto lontano dall’inizio del paese sentono un gemito provenire da una scarpata ricoperta di rovi spinosi. Sembra un singhiozzare molto simile al pianto di un bambino spaventato. Cosa sarà mai?
Incuriositi scendono dalle loro bici e si spingono fino al ciglio del sentiero e iniziano a scrutare la scarpata… un sospiro di sollievo ma anche di spavento si libera nell’aria come un refolo di vento. Hanno trovato il loro amico Marco.
Lo vedono intrappolato nei rovi ed è bianco come un fantasma. Un fantasma ricoperto di graffi coloro rosso sangue causati dalle spine dei rovi. Dopo un primo momento di indecisione e di confusione Spillo e Ciliegino corrono verso il paese a chiedere aiuto, Giotto corre invece al più vicino telefono S.O.S. che, fortuna vuole, si trova proprio a pochi passi e compone il numero 1.4.4. mentre il Mitico Maciste chiama Marco per vedere se risponde e facendo molta attenzione cerca di scendere verso l’amico per dargli conforto e vedere come sta.
Intanto al numero 1.4.4. Giotto sente rispondere una voce calma e rassicurante che gli chiede:
– chi sei? dove ti trovi? cosa è successo? quanti feriti ci sono? –
Giotto risponde senza esitare alle domande che l’operatore della centrale 1.4.4 gli pone perché sono chiare e perché si sente in buone mani. Pochi minuti dopo aver dato l’allarme Giotto, Mitico Maciste e il resto del paese sentono l’ululato delle sirene dell’ambulanza Cipotta. Appena sentito il gong dell’allarme Cipotta si è messa sull’attenti e ha aspettato che i soccorritori salissero per poi partire a tutta birra.
In un battibaleno Cipotta, i soccorritori sono sul posto, assicurano la zona da eventuali pericoli e scendono con circospezione nella scarpata verso il giovane infortunato. I loro volti sono molto seri, concentrati e preoccupati per le condizioni del ferito.
Dopo un primo momento di tensione anche i soccorritori si rilassano un pochino e cercano, oltre che di prendersi cura di Marco, di rassicurare Giotto e Mitico Maciste che se ne stanno in disparte un po’ intimoriti. I due amici raccontano quanto è successo nella mattina prima che il loro amico Marco finisse nella scarpata.
Nel frattempo sono arrivati sul posto anche i genitori di Marco seguiti da Spillo e Ciliegino nonché alcuni soliti curiosi. Sono arrivati appena in tempo per fornire altri dati importanti sulla salute di Marco perché pochi secondi dopo i soccorritori trasportano Marco, accompagnato dalla mamma, al più vicino ospedale. In ospedale riceverà cure più approfondite.
Il papà di Marco, invece, li seguirà con la sua auto fino al pronto soccorso dell’ospedale dove aspetterà con pazienza di ricevere notizie sulle condizioni del figlio. Promette però agli amici di Marco di chiamarli e avvertirli.
Sono ore di tristezza e di preoccupazione quelle trascorse nel pomeriggio. Spillo, Giotto, Ciliegino e Mitico Maciste non hanno più voglia di giocare. Si guardano negli occhi senza dire niente perché tutti stanno pensando al loro amico Marco. Doveva essere una giornata all’insegna della spensieratezza e del puro divertimento e invece un incidente…
Al calar della sera i ragazzi finalmente ricevono buone notizie. Marco si è “solo” rotto un braccio e si è graffiato tutta la pelle delle braccia. Per fortuna indossava il suo nuovo fiammeggiate casco rosso altrimenti avrebbe potuto farsi molto più male!
Flavia Crameri, 2 aprile 2006